Arresti a Roma, a Parma, in Lombardia a Como, in Brianza, a Milano, e un po’ dappertutto. La coca arriva a domicilio. Si ordina al telefono con una chiamata al cellulare detto aziendale, si prepara il denaro e, tempo pochi minuti, ecco il citofono che squilla. La coca come la pizza o il food in genere. Furbata: perché farsi vedere in piazza a contattare il pusher col rischio di restare immortalati nei registri delle telecamere? Meglio non mescolarsi a certa gentaglia, magari di colore, che discutono i prezzi come si fa nei suk. La storia di Parma poi è davvero inquietante: donne casalinghe che prendono il vizio dell’aperitivo di mezzogiorno; sì, non lo spritz ma una bella tiratina di bamba!
L’aumento dei consumi è forte. Gli affari dei boss hanno preso proporzioni galattiche (con investimenti e ricicli ora di moda nell’est europeo). Se poi guardiamo all’affollamento serale quotidiano dei dehors di innumerevoli locali e alla conseguente assuefazione agli alcolici, quali domande ci poniamo e quali considerazioni facciamo? Leggo tutto questo come il sintomo di un forte malessere diffuso. Ma no, commentano tanti: il desiderio di evasione dalla quotidianità, dalla routine, dalle precarietà, dalla ripetitività noiosa dei giorni, è sempre esistito! Sarà anche così; il fenomeno tuttavia appare oggi di dimensioni esagerate. Apriamo un dibattito sui possibili e necessari interventi. (DAC)

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