Non c’è eroismo nel celarsi dietro la droga…

Lettera inviata al Corriere della Sera e pubblicata il 9 maggio 2018

Sono una madre, nonché medico di una comunità per tossicodipendenti.
Sono annichilita dalla crescente campagna per la liberalizzazione della droga definita “leggera”.
Nel mio lavoro vedo i danni che le droghe procurano senza eccezioni né sconti dovuti all’accampata derivazione naturale o alla bassa tossicità.
Mi sforzo di trasmettere che non ci sono droghe poco dannose, e che qualsiasi sostanza assunta con lo scopo di alterare le percezioni e il pensiero, è pericolosa, crea dipendenza.
Ora mi sento sconfitta. Tanti giovani consumano cannabis e derivati, e tanti genitori sanno che i figli consumano erba, hashish, marijuana, o altro. E non si dica, per sedare le coscienze, che si è sempre fatto.
Un tempo chi fumava erba era cosciente di commettere un reato e l’uso aveva il senso di sfidare il sistema in quegli anni in cui si lottava per sovvertire le regole.
Ora i giovani sono convinti che l’uso della cannabis non causi alterazioni cerebrali, non dia dipendenza e non provochi sindromi amotivazionali e l’uso viene fatto per noia, per moda o per disperazione.
Di fronte a una cultura che inneggia all’uso di “droga leggera”, chiedo un aiuto a chi può avere un ascendente sul modo di pensare dei giovani.

Non c’è eroismo nel nascondersi dietro qualche foglia d’erba: il vero eroismo è affrontare quello che proviamo e gestirlo lucidamente senza paura della vita.

Maria R.

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